Intervista al Professore Giovanni Dinelli

 

In occasione della conferenza “Coltivare salute” abbiamo posto qualche domanda al Professore Dinelli.

Il professore Giovanni Dinelli si occupa di agricoltura biologica e metodi di coltivazione a basso impatto ambientale, con particolare riferimento al valore nutrizionale dei prodotti agricoli e del loro impatto diretto e indiretto sulla salute umana

 

1) Bio qua, bio la… Di bio si parla veramente tantissimo. Un pò è una moda, ma è anche una ribellione ai cibi sempre più “artificiali”…

Paradossalmente parliamo fin troppo, e spesso a sproposito, di cibo: basti pensare alle mille trasmissioni televisive in cui concorrenti competono facendo da mangiare!! Esiste indubbiamente una moda del cibo, ma a questa moda si affianca sempre più una consapevolezza tra i consumatori. E’ in deciso aumento il numero di coloro che cercano alimenti “sani”, “veri” e non adulterati dall’uso massiccio e indiscriminato della chimica, sia nelle fasi di preparazione della materia prima agricola, che nelle fasi successive della sua preparazione. Il settore degli alimenti biologici è nel nostro Paese in continua ascesa: nell’ultimo decennio il segmento di mercato dei prodotti Bio ha registrato incrementi annui a due cifre, a fronte di un netto calo o di una evidente stagnazione per quasi tutti gli altri segmenti dell’agroalimentare. Pertanto che si tratti di moda, o che si tratti di una “ribellione”, il mercato è costretto in qualche modo a soddisfare questa crescente richiesta di alimenti qualitativamente “superiori”: le produzioni “biologiche” senza dubbio intercettano tali esigenze.

2) Come Farmacista amo molto consigliare i prodotti naturali. La Fitoterapia offre spesso risultati comparabili al farmaco con meno effetti collaterali. Mi rendo conto però che la gente spesso sottovaluta il naturale. Sano e genuino spesso coincidono, ma non sempre è così. Dalla sua esperienza a cosa bisogna stare attenti?

Penso che si debba prestare attenzione al fatto che la scelta di alimenti biologici “sani e genuini” non diventi poi una sorta di scusante per continuare a perpetrare palesi errori alimentari. Banalmente se consumo giornalmente alimenti per 4000 kcal, faccio una vita sedentaria, indipendentemente che gli alimenti che introduco con la dieta siano “sani e genuini”, immancabilmente ingrasserò, e metterò a rischio il mio stato di salute. Analogamente vengono continuamente promosse, purtroppo anche da famosi dietologi, diete che contrastano qualsiasi minimo principio di una corretta alimentazione: sbilanciate per l’eccessivo consumo di alcuni  nutrienti (ad esempio diete iperproteiche), o per la mancata introduzione di altri nutrienti (ad esempio diete a bassissimo o nullo apporto di carboidrati): anche in questo caso indipendentemente dal fatto che stia consumando alimenti “sani e genuini” è la tipologia di dieta “sbagliata” che indurrà effetti negativi sul nostro stato di salute.

3) La tecnologia in campo alimentare ha fatto passi da gigante, a volte ha migliorato la nostra alimentazione, molte altre l’ha stravolta, impoverendola. Ci vuole fare qualche esempio positivo e negativo?

Ritengo che nessuna tecnologia sia di per sé negativa o positiva: tutto dipende dal contesto, tutto dipende dalle finalità. Questo senza dubbio vale anche per la tecnologie alimentare. Il problema è quando si perdono i riferimenti: negli ultimi trent’anni si è affermato una volontà di soddisfare esigenze produttive, connesse in qualche modo con la fase produttiva: di fatto ci si è quasi dimenticati che alla fine un prodotto, anche se tecnologicamente ineccepibile, potrebbe non soddisfare in pieno criteri di salubrità per il consumatore. Un esempio per tutti: abbiamo portato all’estremo il contenuto in glutine nei prodotti da forno per rispondere alle esigenze della industria di trasformazione dei farinacei, poi abbiamo assistito tra la popolazione europea ad uno spaventoso incremento delle intolleranze al frumento. Quei prodotti ineccepibili da un punto di vista tecnologico, non lo sono stati altrettanto per il consumatore: recenti ricerche hanno infatti evidenziato come certe tipologie di glutine scatenino a livello intestinale processi infiammatori in grado di generare problemi di intolleranza. Senza necessariamente voler portare l’intero settore ad arretrare completamente, risulta necessario riflettere sulla finalità dei processi produttivi, che non possono solamente essere orientati alla realizzazione economica, senza tenere in poca o nulla considerazione gli effetti sulla salute dei consumatori.

4) e quindi cosa dobbiamo mangiare?

Sarebbe fin troppo facile suggerire di consumare alimenti prodotti con materie prime della agricoltura biologica, minimamente trasformate e possibilmente preparati nell’ambiente casalingo.  Questa è senza dubbio la strada migliore per preservare il nostro stato di salute, anche se spesso non basta. Si deve prendere coscienze che oggi scegliere il nostro cibo è un vero e proprio atto “politico”: forse anche con maggiori ripercussioni sociali che ad esempio votare ed eleggere i nostri rappresentati in parlamento. La scelta di quello che mangiamo orienta il mercato in maniere ben più efficace di quanto tutti noi potremmo essere spinti a pensare. Scegliere il proprio cibo implica un elevato livello di consapevolezza di quello che l’industria alimentare ci propone e delle scelte più corrette in termini di corretta alimentazione. Purtroppo tale consapevolezza è ancora oggi molto lontana dall’essere raggiunta da tutti i consumatori italiani, che molto spesso poco sanno di quello che gli viene servito nel piatto, di come quel processo produttivo può incidere non solo sul loro stato di salute, ma sulla salute dell’intero pianeta.

 

Ringraziamo il professore Dinelli e non vediamo l’ora di andare a sentirlo a Villa Frova.