Un bel sorriso riesce a comunicare simpatia, emozioni e cura di sé più efficacemente di tante parole.

Per aver cura del proprio sorriso è opportuno dedicare un po’ di tempo all’igiene di denti e gengive (2/3 minuti per 3 volte al giorno) e contemporaneamente conoscere a fondo la causa delle principali malattie dei denti e gli strumenti più adatti a contrastarla.

La corretta igiene orale è alla base di un bel sorriso

Le malattie più diffuse dei denti

  • Carie – Malattia che causa distruzione progressiva del dente
  • Gengivite – infiammazione delle gengive con rossore e sanguinamento
  • Malattia parodontale – infiammazione delle strutture di sostegno del dente

Gli strumenti base per l’igiene orale

  • Spazzolino
  • Scovolino
  • Filo interdentale
  • Puliscilingua
  • Dentifricio
  • Collutorio

La placca batterica: se la conosci, la eviti

Gran parte delle malattie dei denti derivano dall’accumulo di placca batterica su denti e gengive. La placca batterica è un’entità invisibile ad occhio nudo, molto appiccicosa, che si fissa su tutto il cavo orale come una pellicola (gengive, lingua, denti, palato, pareti interne delle guance). Nonostante le circa 300 specie diverse di batteri presenti nella nostra bocca, solo alcuni sono nocivi a denti e gengive: ad esempio lo Streptococco mutans riesce a trasformare gli zuccheri introdotti con l’alimentazione in sostanze acide, responsabili dei più comuni processi dannosi a carico della bocca, come ad esempio carie ed infiammazioni gengivali. Ricorda! Il processo di formazione di acidi in bocca dopo mangiato è molto rapido (5-10 minuti) e bisogna interromperlo con l’igiene orale, anche fuori casa con strumenti portatili.

Sono naturalmente i luoghi più nascosti e meno accessibili quelli preferiti dalla placca, come lo spazio tra gengiva e dente e tra dente e dente, le irregolarità dentali e gli elementi degli apparecchi ortodontici o delle protesi, spazi ai quali dobbiamo dedicare più tempo durante la pulizia. Infine è bene ricordare che la crescita della placca batterica è lenta e reversibile nelle prime 8 ore dal lavaggio dei denti, poi più rapida; in seguito si indurisce, formando il tartaro, che, insieme alla placca, disturba le gengive. La nostra saliva come difesa naturale può limitare la crescita batterica, sia per dilavaggio sia perché contiene sostanze antibatteriche, ma dobbiamo aiutarla con una corretta igiene orale.

Uomo che si pulisce denti con filo interdentale

Una corretta igiene orale consiste fondamentalmente nella:

  • rimozione meccanica dei residui alimentari che alimentano i batteri della placca
  • disgregazione ed asportazione della placca adesa alle superfici dentarie e del cavo orale.

Il principale attore: lo spazzolino. Consigli pratici per l’utilizzo

  • Lavarsi bene le mani prima di toccare il manico dello spazzolino.
  • Utilizzare sempre uno spazzolino asciutto: solo così le setole hanno la giusta elasticità e possono asportare bene la placca batterica. Poiché le setole si asciugano in circa 12 ore, sarebbe opportuno alternare 2 spazzolini. Non coprire lo spazzolino dopo l’uso con il suo coperchietto
  • Per arrivare dappertutto in bocca, spazzolino con testina piccola e manico saldamente impugnabile; setole sintetiche di durezza media o morbida.
  • Spazzolare i denti con la bocca aperta per raggiungere separatamente le arcate dentarie: può essere utile dividere la bocca in 4 parti (sopra e sotto, destra e sinistra) e procedere in senso orario per creare un’abitudine. Esempio: iniziare con arcata in alto a sinistra: pulire i denti esternamente verso la guancia, poi la superficie masticatoria e poi la parte interna, verso la lingua. Procedere con la stessa tecnica fino a finire con la parte bassa a sinistra. Può essere utile mettersi davanti allo specchio per effettuare queste manovre.
  • Tempo efficace di spazzolamento: 2-3 minuti. Potete utilizzare una clessidra, un timer, una canzone, ecc.
  • Non utilizzare troppa forza sullo spazzolino in quanto non si rimuove più placca (le setole non riescono a penetrare nelle fessure) ma si possono invece danneggiare le gengive.
  • Spazzolini con setole troppo dure o consumate possono provocare irritazioni gengivali e abrasioni dentali: cambiare lo spazzolino ogni 2-3 mesi, e SEMPRE dopo una malattia.
  • Per raggiungere e pulire sul lato interno i 4 denti più distanti è possibile anche utilizzare uno spazzolino monociuffo, più agile del classico normale.

Tecnica per gli adulti:

  • Porre lo spazzolino inclinato a 45° tra dente e gengiva e spazzolare dalla gengiva al dente con un movimento di rotazione del polso. Non sfregare in senso orizzontale (solo sulle superfici masticatorie è permesso!)
  • Ricorda! Chiudere il rubinetto dell’acqua perché comunica fretta e viene sprecata acqua; l’acqua corrente è utile per pulire lo spazzolino dopo l’uso e risciacquare la bocca.

Lo scovolino

  • Per adulti con sensibilità dentale e/o spazi larghi tra i denti è utilissimo: asporta molta placca, residui di cibo, tonifica la gengiva ed è più facile del filo.
  • Deve adattarsi bene alla larghezza degli spazi tra i denti, quindi è possibile utilizzarne anche 2 o 3 di diversa misura, cioè cambiandolo se gli spazi tra dente e dente sono troppo grandi o troppo piccoli.

Tecnica:

  • Inserire tutte le setole nello spazio tra 2 denti e effettuare con delicatezza un movimento avanti-indietro per 2/3 volte.
  • Va utilizzato a secco come lo spazzolino e almeno una volta al giorno; se lo passiamo prima di dentifricio o collutorio, permettiamo a questi ultimi di raggiungere le fessure interdentali.
  • La sua durata è di circa 15 giorni, a meno che non si noti una perdita di elasticità nelle setole.

Donna sorridente con denti curati

Il filo interdentale

Passa dappertutto, anche tra i denti fitti. È maneggevole e trasportabile ovunque.

  • Da utilizzarsi almeno 1 volta al giorno.
  • Prima o dopo dello spazzolino? Ci sono diverse interpretazioni ma quello che conta veramente è un’adeguata modalità d’uso ed un costante impiego dello stesso.
  • Cerato o non cerato?  Il filo interdentale cerato è consigliato per chi presenta irregolarità nella struttura dentaria, come tartaro in eccesso, denti storti, sovraffollamento o denti mal posizionati in quanto il sottile strato ceroso di cui è rivestito lo rende più resistente ai fastidiosi sfilacciamenti che possono capitare con denti mal posizionati. Il filo interdentale non cerato è invece più efficace nella rimozione di cibo o placca tra gli spazi interdentali più ristretti.

Tecnica:

  • Arrotolare un pezzo di filo lungo 40-45 cm in ugual misura intorno agli indici/dita medie, fino a lasciarne 3-4 cm, e afferrare il filo teso con i pollici e gli indici. Dopo averlo fatto scivolare senza scatti verso la gengiva si inclina, fino ad “abbracciare” il dente, formando una “C”. Si riporta fuori, pulendo la superficie tra i denti e si ricomincia. Ricordiamo che ogni volta che s’inserisce il filo in uno spazio interdentale le superfici da pulire sono due, corrispondenti a due denti diversi; pertanto, è necessario passare il filo in entrambe le parti. Ogni qualvolta si estrae il filo per pulire il dente successivo si srotola un pezzo di filo nuovo. Per chi ha difficoltà, esistono strumenti facilitanti quali le forcelle tendifilo.
  • Dopo aver pulito tutti i denti con il filo interdentale, si suggerisce di sciacquare abbondantemente la bocca.

Il puliscilingua

Poiché la placca batterica si fissa in tutto il cavo orale come una pellicola (gengive, lingua, denti, palato, pareti interne delle guance), la pulizia della lingua è indispensabile per rallentarne l’accumulo, riducendo di conseguenza il rischio di carie e gengiviti. La lingua infatti è l’organo su cui si concentrano i batteri in gran quantità.

Per la pulizia della lingua si ricorre ad un apposito strumento chiamato raschietto linguale (reperibile in farmacia) che va utilizzato almeno 1 volta al giorno.

Tecnica:

  • Allungare la lingua fuori dalla bocca il più possibile perché nella parte più nascosta della lingua è presente il maggior numero di batteri
  • Prendere il raschietto e procedere dall’interno della lingua fino alla punta, senza calcare troppo per non stressare le papille gustative, con un movimento lieve ma fermo. Pulire tutta la superficie
  • Risciacquare la bocca
  • Pulire anche il nettalingua con acqua corrente, così da averlo a disposizione per un ulteriore utilizzo.

Il dentifricio

La principale funzione del dentifricio è quella di completare l’azione di rimozione della placca, mantenendola in sospensione nelle bollicine della schiuma. All’interno dei dentifrici e collutori possono comunque essere presenti alcune sostanze dotate di particolari proprietà (antiplacca, mineralizzanti, antitartaro ecc.).

  • Poco dentifricio sullo spazzolino: troppa schiuma provoca fastidio in bocca e impedisce la visione di un corretto spazzolamento allo specchio. La giusta quantità è di circa 1cm.
  • Scegliere il dentifricio in base ai componenti attivi e alla sua abrasività.

Abrasività di un dentifricio

I componenti abrasivi vengono inseriti in un dentifricio per una migliore rimozione della placca batterica e delle macchie dei denti relative a vari alimenti, bevande e prodotti del tabacco.

L’abrasività di un dentifricio si misura con un indice, chiamato RDA (Relative Dentin Abrasivity). Di seguito la scala utilizzata dall’American Dental Association (A.D.A.)

  • RDA < 70 = bassa abrasività
  • RDA 70-100 = media abrasività
  • RDA 100-120 = moderata abrasività
  • RDA 120-200 = alta abrasività

Gli standard dei dentifrici in commercio garantiscono che tutti i prodotti in vendita soddisfino gli standard di sicurezza. In genere per denti sani si utilizza un dentifricio con l’R.D.A. 75, mentre in caso di dentina esposta è meglio < 70 (esempio intorno a 30).

Nota bene É bene considerare oltre all’abrasività del dentifricio lo stato di integrità dello smalto dei denti. L’usura dentale è dovuta a molti fattori, tra cui una dieta ricca di bevande e cibi acidi, digrignamento inconsapevole dei denti durante la notte (bruxismo), spazzolamento troppo aggressivo, alterazioni della saliva nel cavo orale (es. reflusso acido dallo stomaco, disturbi gastrointestinali) e abitudini di igiene orale. Quindi se da un lato un dentifricio normale da solo provoca un’usura minima, svolgendo quindi un piccolo ruolo nel processo di alterazione delle superfici dentali, dall’altro lato l’unione di questi fattori ed il perdurare di queste condizioni possono portare invece a danni gravi ai denti.

donna che stende dentifricio su spazzolino

Componenti attivi di un dentifricio

Tra i componenti attivi ricordiamo:

  • Fluoro: inibisce i batteri della placca e remineralizza lo smalto danneggiato dagli attacchi degli acidi. È inserito nei dentifrici sotto forma di sali solubili, come fluoruro sodico, potassico e stannoso. Nota bene: nei bambini al disotto dei 6 anni è consigliabile non usare dentifrici con contenuto al fluoro superiore a 500 ppm (parti per milione). Il rischio è che il bambino deglutisca la pasta dentifricia assorbendo eccessive quantità di fluoro, che si manifesta con cambiamenti estetici e funzionali dello smalto dei denti. Ulteriore accorgimento è fargli sciacquare bene la bocca con acqua dopo ogni spazzolamento.
  • Denti sensibili: la sensibilità dentale si avverte come stimolo doloroso all’ingestione di sostanze acide, zuccherine, fredde, calde, allo spazzolamento, ecc. È dovuta a retrazioni delle gengive per invecchiamento o dopo infiammazioni che lasciano scoperti i colletti dei denti, otturazioni non integre ed altro. È consigliabile utilizzare uno spazzolino morbido e un dentifricio a bassa abrasività, meglio se specifico per la sensibilità. Per lenire il dolore nel breve periodo esistono dentifrici che desensibilizzano temporaneamente il dente, che contengono perlopiù fluoro ad elevato effetto remineralizzante, idrossiapatite, nitrato di potassio e zinco citrato. Si consiglia di evitare assolutamente l’uso contemporaneo di dentifrici sbiancanti, che potrebbero annullarne gli effetti e aggravare la sensibilità dentinale.
  • Antiplacca/Disinfettanti: l’accumulo di placca batterica provoca disturbi anche alle gengive, che diventano rosse, dolenti e a volte sanguinanti. In questo caso è bene curare maggiormente l’igiene orale ed utilizzare dentifrici e collutori disinfettanti, specifici per le gengive. I dentifrici di questo gruppo contengono sostanze con azione antibatterica diretta e indiretta, tra queste ricordiamo il cloruro di sodio (sale da cucina) che stimola la produzione di saliva, sali di metalli come lo zinco, lo stagno e l’alluminio. Altre sostanze, medicamentose, sono rappresentate dal triclosan, dalla sanguinaria, e dai sali di ammonio quaternario. Prescritti sono infine prodotti con la clorexidina, che deve essere usata per periodi di tempo brevi.
  • Antitartaro. Ingrediente caratteristico di questo gruppo di dentifrici è il pirofosfato, che ha la funzione di impedire la precipitazione di sali di calcio e quindi la calcificazione della placca batterica.
  • Remineralizzanti I dentifrici remineralizzanti sono consigliati a chi presenta una perdita minerale dello smalto (per carie, erosioni, abrasioni) che può provocare sensibilità dentale e alterazione della durezza e forma dello smalto. Questi dentifrici contengono sostanze che aiutano a stimolare il processo di rimineralizzazione, con lo scopo di riparare i difetti dello smalto, ad esempio idrossiapatite.
  • Sbiancanti Molto in voga oggigiorno i dentifrici sbiancanti hanno lo scopo di rimuovere e prevenire la formazione di macchie superficiali sullo smalto dovute a cibi e bevande colorate (es. tè, caffè, vino rosso, salsa di pomodoro, fumo). Alcuni di questi prodotti possono essere usati quotidianamente, mentre altri solo per una o due volte alla settimana, a seconda degli ingredienti presenti. Ricorda che questi dentifrici attuano solo uno smacchiamento superficiale, il vero sbiancamento può essere effettuato solo dal dentista.

Data la grande quantità di prodotti in commercio è fondamentale consultarsi con il proprio specialista allo scopo di farsi consigliare quale sia il prodotto più indicato per curare al meglio la propria igiene orale. Scegliere inoltre un dentifricio privo di menta/mentolo per chi intraprende delle cure omeopatiche. 

Uomo che si lava i denti con spazzolino

Il collutorio

Il collutorio va utilizzato per ultimo, dopo il filo interdentale/scovolino e la spazzolatura dei denti.

I collutori non medicati rinfrescano la bocca e combattono l’alito cattivo; quelli medicati completano l’azione del dentifricio e, a seconda del contenuto, hanno azioni remineralizzanti e antiplacca, antibatteriche e antinfiammatorie. Tutti favoriscono inoltre l’eliminazione dei frammenti di placca o cibo rimossi con le precedenti pratiche.

Tecnica

Lasciare agire il prodotto in bocca per circa 30 secondi, a denti stretti, in modo da far passare il liquido negli spazi interdentali; dopo averlo espulso dalla bocca non mangiare o bere per almeno 15 minuti.

Occhio allo spuntino per un sorriso sano

Per la salute dentale è consigliabile limitare il bere ed il mangiare tra i pasti, soprattutto cibi e bevande contenenti zuccheri; ciò coinvolge non solo i bambini e gli adolescenti, ma anche le persone adulte. Se scegliamo di mangiare uno snack, cerchiamo di fare una scelta consapevole per la salute della nostra bocca, per esempio mangiando frutta secca al naturale (senza copertura zuccherina), verdura, yogurt, frutta e beviamo acqua al posto di bevande zuccherate ed alcolici.

Gli zuccheri aggiunti più comuni nei cibi

  • Zucchero – zucchero di canna anche cristallizzato – zucchero a velo – zucchero greggio – zucchero invertito
  • Dolcificanti di mais – sciroppo di mais
  • Maltosio
  • Fruttosio – sciroppo di fruttosio
  • Saccarosio
  • Glucosio
  • Destrina
  • Succo di frutta concentrato
  • Miele
  • Sciroppo – sciroppo d’acero
  • Malto
  • Melassa

Nelle etichette alimentari gli ingredienti sono elencati in ordine descrescente di peso

E tu, di che spuntino sei?

Caffè e tè zuccherati Consumare con moderazione e senza un’eccessiva aggiunta di zucchero. Possono anche macchiare la superficie dei denti
Cibi croccantiEsempio le patatine…cibo ricco di amido che tende a rimanere tra i denti
Bevande a base di agrumiBevande e cibi acidi possono erodere lo smalto rendendo i denti vulnerabili alla carie e possono irritare anche eventuali ferite in bocca
Bibite gassateSono generalmente ricche di zuccheri ed acide, sostituiamole con acqua fresca.
Bevande energeticheIn molte di queste bevande lo zucchero è uno degli ingredienti principali, teniamone conto!
CaramelleQuelle dure, oltre che dannose, espongono anche al rischio di fratture del dente; Quelle morbide rimangono appiccicate ai denti a lungo, diventando un incubo per la nostra bocca
Bevande alcolicheL’alcol provoca disidratazione e secchezza delle fauci, che predispongono alla formazione di carie e infezioni orali

E per i più piccoli…

  • Il ciuccio del neonato non va mai inzuppato in sostanze come zucchero o miele, pena la carie nei denti ancora giovanissimi.
  • Attenzione anche al biberon: il piccolo non va mai fatto addormentare con un biberon contenente latte e biscotti o altri liquidi zuccherati che rimarrebbero in bocca per gran parte della notte.
  • Ideale: pilire la bocca del neonato prima che si addormenti con una garza imbevuta di acqua

RICORDA!

  • Per tutti (piccoli e grandi) visite periodiche dal dentista.

Bibilografia

  • Carlo Guastamacchia e Viviana Ardizzone. Igiene Orale Domicialiare: presidi, tecniche, motivazione. Ed Elsevier, 2001
  • Enrico Cogo, Pietro Sibilla, Roberto Turrini. Sbiancamento dentale. Ed. Qintessenza, 2011
  • www.aiditlaia.it (Associazione Igienisti Dentali Italiani)

Articolo a cura della Dottoressa Valentina Tomasi, Farmacista e Tossicologa

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