In attesa di avere Iader mercoledì 30 Gennaio a Villa Frova per parlarci del suo ultimo libro “Indice di equilibrio” abbiamo pensato di fargli un intervista!

Iader, hai collaborato come Nutrizionista per le Nazionali Italiane di ciclismo. Cos’è che ricordi con più piacere di quell’esperienza?

Beh, quella è stata una bella avventura professionale, spinta anche dalla passione che ho sempre avuto sin da bambino per il ciclismo. Ricordo le immagini dei Mondiali di Ciclismo fatte insieme al team e alla squadra: sono nitide nella mia mente quanto le difficoltà nel far capire come l’alimentazione sia prioritaria e venga ancor prima di tutto il resto. Purtroppo, non sempre questa idea trova noi professionisti concordi e, come è successo, nemmeno i vertici sportivi e dirigenziali i quali non hanno creduto nella figura del nutrizionista e si sono limitati al solo all’utilizzo della figura di un medico (la cui presenza è obbligatoria) e quella del conosciuto, e sempre esistito, massaggiatore. 

Ci puoi raccontare qualche aneddoto legato alla tua esperienza di nutrizionista con sportivi di rilievo e personaggi illustri del jet set?

Ricordo una volta che ad un atleta d’élite che non riusciva a mangiare più nulla durante una gara di ultraendurance – gli feci bere una birra e lui ripartì subito come da programma. Chiuse la gara al terzo posto e con una buona performance.

C’è stato qualcuno da te seguito che, sebbene all’inizio fosse piuttosto scettico, si è poi convinto dell’efficacia dell’indice di equilibrio, ed è diventato uno dei tuoi più clienti più grati e soddisfatti dei risultati raggiunti?

Sì, certamente. Ne ricordo uno in particolare: Pippo Pozzato non credeva minimamente a quel che raccontavo ma, arrivato da me e stimolato da una situazione difficile, si convinse poi di quello che dicevo direttamente con i risultati sul campo. 

Lo sport ha sempre fatto parte della tua vita: l’interesse per la dieta e la nutrizione, quando è arrivato?

Mai mi sarei sognato di fare il lavoro che faccio ora! A me interessava solamente correre in bicicletta! La mia passione per l’alimentazione è nata da una mia esigenza di ricercare la mia miglior performance: allora iniziavano ad esserci le prime ricerche del dottor Conconi e del Professor Arcelli, che poi è diventato un mio illustre e grande maestro. Leggevo costantemente riviste come Performance e Medicina o altre di quel tempo e applicavo ogni cosa che leggevo e sulla quale mi facevo degli appunti. Devo dire che quello che ho letto nella mia carriera da atleta, mi da la possibilità oggi, di avere una visione completa di come è cambiata la nutrizione nello sport, e non solo, ai giorni nostri. Fu allora che nacque la mia passione per l’alimentazione, l’integrazione e lo sport, poi per una serie di eventi mi sono ritrovato qui. 

Se dovessi pensare ad una percentuale, che incidenza ha la nutrizione nelle performance di un atleta? E nel caso dell’individuo comune? Che importanza ha una dieta ed una nutrizione corretta nella quotidianità di ciascuno di noi?

Sono un sostenitore, anche se spesso criticato, che sia per la persona comune, sia per un atleta l’alimentazione rivesta un ruolo primario sulla performance e la salute. Se dovessi dare delle percentuali metterei 40 % risposo e sonno – 30% alimentazione – 20% allenamento.

Che importanza dai al fattore genetico nello sport?

Direi che la genetica per indirizzare una probabile carriera sportiva ha indubbiamente la sua rilevanza, poi ovviamente, sia la passione e il corretto approccio metodologico, possono compensare anche il talento genetico.

Oltre al lavoro che svogli come Dietista e nutrizionista, spesso sei impegnato in convegni e meeting in cui illustri alla platee le tue conoscenze sul campo: cos’è che ti piace di più, di questo lato della tuo lavoro?

Mi piace tantissimo parlare con la gente e confrontarmi. Ogni volta imparo qualcosa di nuovo e aggiungo un ulteriore tassello alle mie conoscenze o trovo spunti interessanti sui quali riflettere. In questi ultimi due anni, il mio percorso é quello di cercare di facilitare la vita alle persone insegnando strategie a volte anche non troppo dettagliate: le persone oggi hanno bisogno di cose semplici e pratiche, la miglior teoria se non è applicabile non darà risultati.

A Villa Frova presenterai il tuo libro L’INDICE DI EQUILIBRIO e spiegherai al pubblico che “Come, cosa e quando mangi è più importante di quanto mangi”: mangiare meno quindi non è l’unica strada per dimagrire? Sarà questo uno dei falsi miti di cui discuterai con il pubblico a Stevenà di Caneva?

Sì certamente! E questo è il punto per il quale vengo continuamente criticato o attaccato, ma dico anche che per le persone che sono interessate a dimagrire e che hanno problemi di sovrappeso o obesità è inutile continuare a dire loro che devono mangiare poco, perché non servirà a nulla e non porterà a nessun risultato. 

Meglio concentrarsi sul cosa, anche perché se la storia delle calorie fosse vera le persone sul pianeta sarebbero più magre. 

Penso che chi, ancora oggi, usa e consiglia di usare le calorie, non vuole sprecare tempo ad adattarsi alla persona (cliente) che ha davanti, oppure è semplicemente una persona che non ha i titoli per poter parlare e prescrivere alimentazioni e quindi parla ad una piccola nicchia di persone che fa la conta dei macro e che vuole passare dal 5% di grasso al 3% di grasso per la fantomatica fase di definizione. Ma a quel punto parliamo di tecniche dietetiche e di diete fatte molto spesso da chi fa abuso di professione. 

Che consiglio pratico ti senti di dare ad un ciclista amatoriale dal punto di vista nutrizionale?

Di smettere di pensare che un ciclista, in relazione ai km che deve fare o il tempo di gara o allenamento, debba mangiare di più o di meno e fare scarichi e carichi di carboidrati che facevo io negli anni ’90. I tempi sono cambiati e bisogna iniziare a comprendere un sistema sostenibile. 

Perché è necessario tenere presente che non esiste l’alimentazione perfetta per tutti, ma ognuno di noi si comporta e reagisce diversamente?

Ognuno di noi reagisce diversamente è vero, ma una cosa accomuna tutti: la risposta ormonale al cibo ingerito. Poi ovviamente ognuno di noi risponde a modo suo in relazione alla sua morfologia e al suo stile di vita. 

Se dovessi consigliarci un bel libro da leggere, che cosa ci consiglieresti (il tuo non vale!!! 😉 ) ?

Ci sono moltissimi libri davvero belli, partendo da quelli di Coaching, arrivando a quelli sull’alimentazione. Un libro che per me, sia personalmente, che professionalmente, ha aperto la visione é “Guarire” di David Servan – Schreiber, un libro ormai datato, ma ancora attuale per certi versi. Purtroppo l’autore è deceduto qualche anno dopo aver scritto anche altri libri di successo.