Da sempre appassionati di ciclismo e del Giro d’Italia, abbiamo avuto la fortuna di intervistare la Dottoressa Francesca Della Bianca, Medico Sportivo che quest’anno ha seguito la squadra Nippo Fantini del Direttore sportivo Mario Manzoni, la stessa squadra che è stata protagonista della vittoria della diciottesima tappa da parte di Damiamo Cima a Santa Maria di Sala e la conquista della maglia nera di Sho Hatsuyama. Ecco che cosa ci ha raccontato dell’esperienza.

La Dottoressa Francesca Della Bianca

Dottoressa, in una competizione come il Giro d’Italia, le variabili sono tra le più disparate: dov’è che ha concentrato di più la sua attenzione per la squadra che ha seguito?

Quando si affronta una competizione come il giro d’Italia, in cui all’atleta è richiesto di essere al top della forma per molti giorni consecutivi, il rischio di veder sfumare l’obiettivo della stagione è alto, se anche una banale sindrome influenzale dovesse colpirlo. Uno dei miei compiti è stato proprio in primis quello di preservare lo stato di salute dei ragazzi e risolvere nel minor tempo possibile qualsiasi disturbo si fosse presentato: ad esempio tosse, gastroenterite, febbre, etc.

Se dovesse fare un bilancio della prestazione degli atleti da lei seguiti, quale sarebbe? C’è qualcosa che è andato storto, oppure i risultati hanno superato le aspettative?

Il bilancio della nostra squadra alla fine del giro è stato positivo. I ragazzi, in quasi tutte le giornate, si sono messi in luce per essersi lanciati in fughe, anche ardite a volte, ma che hanno consentito di far conoscere i vari componenti della squadra. È il caso ad esempio di Sho Hatsuyama, la cui fuga è durata più di 100 km e gli ha consentito di diventare un eroe in patria e non solo…
È diventato un idolo anche tra i tifosi italiani ed è riuscito a portare a casa la maglia nera, come ultimo uomo della classifica, un traguardo più facile a dirsi che a conquistarsi!!

A suo avviso, qual è l’elemento chiave che ogni buon atleta dovrebbe considerare quando conduce gare di questo tipo?

La condizione fisica e quindi la preparazione è sicuramente la base su cui poter costruire una buona prestazione. Quello che però, a parità di condizione, conta maggiormente è saper distribuire bene le forze in base alle proprie qualità, siano esse da velocista o scalatore. A tal proposito conta moltissimo la strategia personale, intesa come capacità di individuare le tappe maggiormente favorevoli rispetto alle proprie caratteristiche fisiche, ma altrettanto importante è anche quella di squadra. La squadra deve essere affiatata e coesa e deve essere pronta al sacrificio per poter far sì che gli obiettivi che si è prefissa portino al successo.

Quali sono le assolute criticità di una competizione come il Giro d’Italia? I Km da percorrere, le salite, la variabilità di meteo, la necessità nel restare concentrati per ore? Gli infortuni?

Molti sono i fattori che possono influenzare una tale impresa di tre lunghe settimane. 
Iniziando dai fattori logistici che potrebbero sembrare banali, ma che spesso dimostrano avere un peso rilevante sulla resa del corridore: i trasferimenti tra una località di partenza e quella successiva, il fatto di cambiare ogni notte albergo e quindi la difficoltà di riposare su di un materasso e un cuscino sempre diversi.
Inoltre, il rischio cadute e traumi può essere spesso causa di ritiro, così come piccoli disturbi fisici che sono normalmente tollerabili per una persona non impegnata in tale impresa, possono diventare un ostacolo insormontabile per la conclusione del Giro. 

Che consiglio si sente di dare a chi sogna di correre al giro?

Un corridore che si prepara al Giro deve essere pronto a una grande responsabilità verso la squadra e verso il pubblico, ma deve essere felice di ciò in quanto rappresenta una grande opportunità di vita. Inoltre, deve essere pronto fisicamente e mentalmente a superare delle difficoltà a volte disumane che normalmente in altre corse non si presentano. Quindi “FELICITARE, SERENITARE, GRINTARE. SEMPRE E OGNI GIORNO” – questo è il motto con cui, prima di ogni tappa, il Direttore sportivo Mario Manzoni, che di Giri d’Italia ne ha corsi più d’uno, incitava i suoi ragazzi a dare sempre tutto e ancora di più!

Quanto conta avere una buona preparazione fisica per arrivare pronti ad una gara del genere?

La preparazione fisica è semplicemente la base della buona riuscita di un Giro così come lo è saperla programmare in modo da arrivare alla competizione al picco di forma. 
Altrettanto importante è l’allenamento mentale e la preparazione al sacrificio, doti che si danno quasi per scontate in un atleta, ma che sono sicuramente migliorabili attraverso un allenamento specifico e con professionisti dello staff specializzati. 

Noi siamo appassionati di nutrizione sportiva, che anche lei come tutto vive anche lei di mode e tendenze. Pur nel riserbo che ogni singola squadra mantiene, ha percepito qualche novità?

L’integrazione è sicuramente un aspetto importante nella programmazione di una competizione del genere ma spesso si pensa all’atleta professionista come ad una sorta di “extraterrestre” che si alimenta e si integra con alimenti o prodotti “speciali”. In realtà è fondamentale un’alimentazione bilanciata in termini quantitativi o calorici e qualitativi ossia in termini di contenuto di carboidrati, proteine e grassi e sufficientemente varia al fine di garantire l’apporto più completo possibile di micronutrienti, vitamine e sali minerali. L’integrazione alimentare e idrica è poi volta ad accelerare il recupero della fatica, ma anche da questo punto di vista nessuna particolare novità in vista. 
Spesso, ciò che conta di più sono le abitudini ormai consolidate dai lunghi allenamenti e che ogni atleta ha ormai fatto sue… L’indicazione che dobbiamo cogliere dalla loro esperienza è quella di non sperimentare mai in gara ciò che non si è già sperimentato prima in allenamento! (N.d.R. sottoscriviamo!)

In foto, il Medico Sportivo Della Bianca ritratto con una delle sua passioni: la bicicletta.

La vittoria di Damiano Cima è stata da brividi (ha battuto in volata il gruppo dopo una fuga di quasi 200km)! Ci racconta che emozioni avete provato all’interno della squadra???
Per finire ci racconta della vittoria al contrario di Sho Hatsuyama e della soddisfazione di vincere la maglia nera di ultimo al giro?

La vittoria di Damiano Cima personalmente l’ho vissuta e festeggiata da spettatrice alla TV poiché quel giorno ero assente, ma posso dire che è stata accolta da tutta la squadra e dallo staff con una gioia immensa e con la consapevolezza di aver compiuto una grandissima impresa. Da molte parti sono arrivati complimenti per aver portato a compimento la vittoria di tappa più bella e avvincente di tutto il Giro. Damiano è stato festeggiato da tutti come un eroe sia per l’impresa compiuta alla tappa, sia perché quel successo se lo è meritato dall’inizio del Giro, per tutti gli sforzi compiuti e per essersi spesso sacrificato per il bene di tutta la squadra. Grande Damiano!!! 
Non con meno gioia è stato festeggiato l’arrivo a Verona e quindi alla fine del giro di Sho che ha coronato l’impresa vestendo la maglia nera… come fosse una ciliegina sulla torta che più di qualche corridore gli avrebbe volentieri “rubato”. 
Di lui si ricorderanno in molti come del giovane Kamikaze Nipponico, all’inizio un po’ schivo e quasi imbarazzato dai tanti riflettori puntati su di lui e sulle sue imprese, ma alla fine fiero e felice del suo successo! 

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