Abbiamo avuto il piacere di intervistare Eros Martelli, da poco rientrato dalla North Cape 4000, ovvero la sfida che l’ha portato a percorrere un tratto di oltre 4000 km da Torino a Capo Nord, in Norvegia.
Eros coltiva la passione per le lunghe distanze e per gli ultra cycling oramai da qualche tempo e noi abbiamo avuto proprio la fortuna di conoscerlo alla 24Ultra organizzata ad un’edizione di Xtreme Days. Ci siamo subito sentiti in sintonia con lui e abbiamo capito che potevamo supportarlo sia dal punto di vista della preparazione, che integrativo.

Dopo l’intervista in seguito alla 24h e alla Nove Colli abbiamo voluto risentirlo per farci raccontare la sua NorthCape 4000.
Ecco cosa ci ha raccontato della North Cape, l’impresa in cui ha battagliato contro i chilometri, le condizioni meteo avverse, il freddo e la stanchezza.

Eros Martelli in viaggio verso la North Cape 4000

Quando hai maturato l’idea di volere partecipare alla North Cape 2000?

A questa corsa era da un po’ di anni che ci pensavo: l’anno scorso avevo trovato ad una 24h in Val di Fiemme Manlio Pasqualin, che ha portato a termine per ben tre volte la North Cape 4000 e me ne aveva parlato entusiasta. Poi, quando sono uscite le mappe e ho visto che la competizione toccava le isole Lofoten non ho potuto non farla!
Sapevo che sarebbe stata dura, ma fisicamente stavo bene e sono riuscito a prepararla benissimo. E poi Capo Nord è sempre il sogno un po’ di tutti! Io ho avuto l’opportunità di andarci in bicicletta e credo che sia ancora più bello!

Eros, ultimo a dx in foto in alto con i compagni di corsa

Cosa vuol dire preparare una corsa di 4000 km?

Personalmente mi sono reso conto che la bicicletta è solo un mezzo che ti permette di salire a Capo Nord. Fisicamente io stavo bene: avevo preparato una 24h e delle lunghe distanze, ma in questa situazione così particolare bisogna “ritornare ad adattarsi a vivere da primitivi”.
È tutto il contorno che fa la corsa: il fatto di adattarsi alle temperature, alle condizioni meteo, rimettersi addosso i vestiti sporchi e salire di nuovo in sella.
L’aspetto sportivo dell’impresa passa a mio avviso un po’ in secondo piano rispetto a questo tipo di avventura.
Le mie gambe tenevano il ritmo, anche perché quando fai 300 km al giorno, ti alleni anche se non lo vuoi! Questo tipo di esperienza è davvero spettacolare e io sono felicissimo di essere rientrato a casa e di stare bene.

A proposito di rientro: hai fatto subito il test BIA in Farmacia Bonin per capire quali erano le condizioni dopo la gara?

Sì, e io e Massimiliano Bonin siamo rimasti molto contenti del risultato: durante il viaggio non ho potuto seguire alle lettera i suggerimenti alimentari dati e ho mangiato ciò che c’era: in realtà però ho consumato tantissimo!
Il lavoro che abbiamo fatto a livello di preparazione – io e Massimiliano lavoriamo da più di un anno assieme – è servito molto. Egli sa bene che le mie esigenze sono quelle di stare bene fisicamente. Mi ha consigliato degli aminoacidi, soprattutto essenziali, anche se in viaggio, proprio per mancanza di spazio, non sono riuscito a portare via tutto. Per la gara ho portato via degli aminoacidi e della glutammina per agevolare i tempi di recupero.

(N.d.R. Eros è stato chiarissimo: prima la salute e solo in secondo piano la prestazione atletica, idea che condividiamo al 100%. Non è possibile intervenire troppo durante un viaggio del genere a causa delle tappe e della totale autosufficienza. Il poco spazio a disposizione sulla bici e la variabilità degli alimenti che si incontreranno sul percorso sono fattori limitanti a cui ci siamo dovuti adeguare. Per questo motivo abbiamo fatto bene i “compiti a casa” prima della partenza! Nella preparazione, durata molti mesi, ci siamo concentrati sul costruire delle basi solide. Abbiamo effettuato dei controlli sulla composizione corporea (lavorando sulla qualità dell’alimentazione) e sull’HRV la variabilità cardiaca. Abbiamo controllato (e cercato di migliorare con la nutraceutica) le membrane cellulari. Abbiamo utilizzato dei probiotici per cercare di ottimizzare la flora batterica di Eros. Infine abbiamo cercato, con alimentazione, nutraceutica ed allenamenti mirati, di migliorare la potenza lipidica ,ovvero la capacità di ossidare i grassi come fonte energetica. Questa è una risorsa metabolica fondamentale per le lunghe e lente gare di ultra endurance. Durante il viaggio abbiamo consigliato a Eros di utilizzare degli amminoacidi essenziali per preservare la muscolatura e della glutammina per favorire il recupero. Oltre a fornire delle linee guida di massima sugli alimenti da preferire durante il viaggio. Nel controllo finale della composizione corporea abbiamo constatato con piacere un aumento della massa magra (ovvero della muscolatura) ed un calo della massa grassa come auspicato. Il rischio di questo viaggio era che, il grande dispendio energetico portasse a consumare anche il muscolo. Massimiliano Bonin)

Con Massimiliano Bonin (in foto a sx), dopo aver realizzato la BIA in Farmacia Bonin al rientro dall’impresa

Eros, qual è la cosa che ti rimarrà nel cuore?

Sono due: i campi di grano appena tagliati che abbiamo visto all’alba in Francia e l’altipiano di Alta (Alta è l’ultimo paese a 250 km da Capo Nord) in cui abbiamo davvero patito freddo, vento e umidità. Mi è proprio sembrato di essere all’inferno perché lì si aveva davvero la sensazione che non ci fosse via d’uscita. Uscire da quella zona e da quella situazione di grande disagio mi ha dato la consapevolezza che puoi fare qualsiasi cosa.

Come vi spostavate durante la gara?

La gara è in completa autosufficienza, ovvero ognuno è responsabile delle sue mappe, della sua attrezzatura e così via. Io ho deciso di farla con Fabio Mazzer e ci siamo trovati molto bene assieme.
Alla Veneto Gravel inoltre avevo conosciuto Roberto Brusamento: egli ha le nostre stesse abitudini e ci siamo subito intesi, così come per Matteo Brocchieri con cui abbiamo pedalato l’ultima settimana.

Avete incontrato particolari pericoli?

Al Nord c’è molto più rispetto per i ciclisti: le strade poi erano tutte asfaltate e ciclabili. Direi che a livello di pericolo è andato tutto bene.

Ti sei dato il motivo per cui hai fatto questa corsa?

Questo per me è stato un viaggio. E, per come la vedo io, i viaggi lasciano sempre qualcosa di positivo: viverlo in bicicletta è ancora meglio. Inoltre si ha l’opportunità di stare con se stessi, di riflettere, di dedicare del tempo ai propri pensieri. Si tratta di un viaggio dentro se stessi.
Molti pensano che la North Cape 4000 sia il viaggio della vita, a mio avviso è un viaggio nella vita: ti trovi a vivere situazioni della vita quotidiana che se tu non fossi in bicicletta non potresti assaporare.

Avete avuto qualche problema tecnico in bici?

Abbiamo rotto dei raggi in Svezia (Roberto) e diciamo che il problema più grosso è stato logistico vista la distanza che hanno i centri urbani l’uno dell’altro. Poi abbiamo forato a pochi chilometri da Capo Nord, ma essendo in tre l’abbiamo presa sorridendo.

La gente che vedevate capiva che stavate facendo la North Cape 4000?

In realtà, sebbene avessimo il logo sulla bici con il nostro numero, non abbiamo destato così tanto interesse! Qualcuno chiedeva, sì, ma non con tutto questo grande interesse!

Come è stata l’organizzazione della gara?

Spettacolare. Gli organizzatori sono di Firenze e hanno fatto un lavoro eccellente, così come tutto ciò che riguarda l’aspetto mediatico. Da quest’anno avevamo anche tutti un gps e pertanto tutti da casa potevano vedere dove eravamo. Ciò è stato simpatico, coinvolgente e rassicurante per i nostri cari. Per noi un po’ meno perché eravamo “monitorati” a vista!

La tua famiglia ti ha appoggiato in questa sfida?

Sì, assolutamente! Hanno capito subito l’importanza che aveva un viaggio di questo tipo per me. Questo è un viaggio diverso dagli altri: da questa esperienza non torni a casa uguale!

Hai accusato colpi di sonno e stanchezza?

È stata dura finire. Il giorno che siamo arrivati alle Lofoten eravamo tutti molto stanchi per via della lunghissima tappa fatta il giorno prima e abbiamo accusato la stanchezza. Eravamo in quattro quindi diciamo che ciò è stato davvero d’aiuto per segnalare chi non era in buone condizioni. Ci siamo fermati a riposare e poi siamo ripartiti.

L’arrivo a Capo Nord di Eros Martelli.

Dal punto di vista del meteo com’è andata?

È stata abbastanza dura. Sin dal primo giorno abbiamo trovato una brutta perturbazione in Svizzera ed è stato difficile fare un lungo tratto in montagna. Poi ci sono stati il sole e qualche piovasco. In Svezia poi le condizioni erano pesanti: pioggia, nebbia, molto freddo. Quando siamo arrivati a Capo Nord non abbiamo vissuto al massimo la giornata perché era molto freddo e c’era nebbia.

Da un punto di vista del riposo, riuscivate a dormire anche dopo tutti quei chilometri che macinavate giornalmente?

Sì, senza alcun problema! Ci bastava appoggiare la testa al cuscino. 🙂

Qual è la cosa di cui tu vai più fiero di questo viaggio?

Il fatto di avercela fatta e di stare bene fisicamente. Poi indubbiamente l’arrivo a Capo Nord e sapere che ti sei lasciato 4000 km alla spalle, una sensazione davvero incredibile!

Anche noi della Farmacia Bonin siamo fieri dell’impresa di Eros e di aver partecipato a questa avventura.

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